ITALIA, FRANCIA E GERMANIA: IL RECUPERO È ALTO, MA IL RIUTILIZZO CAMBIA TUTTO

Tre economie-chiave europee a confronto: dove il riciclo diventa industria e dove resta “gestione”. Quattro A mette a confronto i dati. 

Roma, 27 febbraio 2026 – Se il tasso di riciclo misura quanto il sistema “sa recuperare”, è poi il tasso di sostituzione a dire se quel recupero diventa davvero mercato, cioè se gli aggregati riciclati rientrano nei cantieri sostituendo materiali vergini. Quattro A (Gruppo Seipa) approfondisce ancora una volta questo tema così cruciale per l’ambiente, concentrando la sua analisi su Italia, Francia e Germania, tre Paesi centrali per il loro peso economico nell’ambito della filiera delle costruzioni e, soprattutto, tre casi-tipo che mostrano come l’Europa possa eccellere nel recupero ma divergere radicalmente quando si parla di riutilizzo industriale.

«Ci siamo concentrati su questi Paesi perché rappresentano il triangolo strategico dell’UE, un triangolo caratterizzato da grandi mercati delle costruzioni e delle infrastrutture e quindi da grandi flussi di rifiuti C&D, nonché da una filiera industriale e logistica strutturata che rende misurabile la distanza tra performance tecniche e mercato» spiegano gli analisti di Quattro A.

Le metriche chiave: stesso recupero, esiti diversi. Dai dati messi a confronto da Quattro A, emergono tre profili nettamente distinti:

1) Italia: prima nel recovery, ultima nella sostituzione. L’Italia guida la classifica con un recovery rate del 98%, ma registra un tasso di sostituzione dello 0,4%: il divario più marcato tra i Paesi UE analizzati. In altri termini: il materiale viene recuperato, ma non rientra stabilmente nel mercato come materia prima seconda.

2) Francia: recupero più basso e sostituzione ancora limitata. La Francia si colloca a 75,6% di recovery e 12% di sostituzione: un doppio livello che segnala margini di recupero ancora significativi e, soprattutto, la necessità di accelerare il passaggio dal riciclo alla domanda di mercato per gli aggregati riciclati.

3) Germania: recupero elevato e riutilizzo industriale. La Germania combina un tasso di riciclo del 91,3% con un tasso di sostituzione del 22%. È un profilo che indica una filiera dove il riciclo tende più spesso a tradursi in sostituzione reale, collocandosi tra le best practice europee dopo Austria (25%), Danimarca (28%), Lussemburgo (30%), Belgio (35%) e Paesi Bassi (40%).

Il gap maggiore è dunque quello dell’Italia (97,6 punti). Nel confronto, il gap scende a 63,6 punti in Francia e a 69,3 punti in Germania.

«Il vero spartiacque è la domanda, non l’offerta. Il dato che cambia la prospettiva è che recuperare non basta: senza programmazione dei flussi e continuità della domanda, il riciclato resta un “output” di impianto e non un “input” di cantiere»sottolineano gli analisti di Quattro A.

Il paradosso italiano resta uno dei più evidenti: performance di recupero ai vertici, ma sostituzione quasi nulla. Eppure, ricorda Quattro A, esistono best practice industriali: nei siti del Gruppo Seipa il tasso di sostituzione supera il 50%, con punte del 55%, a dimostrazione che la chiusura del ciclo è industrialmente praticabile e non solo teorica.

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