EDIFICI A ZERO EMISSIONI, LA PARTITA SI GIOCA SUL VETRO AD ALTE PRESTAZIONI: FINO AL 37% DI ENERGIA IN MENO

«Il 97% dei nostri edifici sarà ancora in uso nel 2050: il patrimonio edilizio esistente è il vero campo di battaglia della transizione climatica e il vetro diventa una vera infrastruttura energetica» spiega Enrico Scozzari il visionario ideatore di Resolglass.

La transizione climatica europea non si gioca nelle nuove costruzioni, ma nella trasformazione degli edifici esistenti. E soprattutto nella qualità del loro involucro, un ambito in cui materiali e sistemi costruttivi incidono direttamente su consumi, emissioni e prestazioni energetiche.

Senza vetro, zero emissioni è impossibile

Mentre l’Europa accelera sulla decarbonizzazione dei settori industriali e la Commissione europea definisce nuovi strumenti come il quadro CRCF (Carbon Removals and Carbon Farming), è nell’edilizia che si concentra il vero potenziale di riduzione delle emissioni.

«Facciate, superfici vetrate e sistemi architettonici ad alte prestazioni rappresentano oggi la leva più immediata per intervenire su consumi energetici e impatto ambientale» sottolinea Enrico Scozzari, il visionario “impreventore”, ideatore di Resolglass.

Oggi gli edifici sono responsabili del 36% delle emissioni di CO2 dell’Unione Europea, ma il dato più rilevante è un altro: il 97% del patrimonio edilizio attuale sarà ancora in uso nel 2050. Senza una riqualificazione profonda delle strutture, la neutralità climatica resta fuori portata.

In questo scenario si inserisce Resolglass, brand del Gruppo Resolfin attivo dal 1964, specializzato in soluzioni architettoniche in vetro strutturale per contesti complessi e ad alto valore progettuale.

Il vetro: da materiale passivo a infrastruttura energetica

Nel costruito contemporaneo il vetro è già una componente dominante: fino al 48% delle superfici degli edifici è costituito da elementi vetrati, quota che nei grandi complessi urbani può arrivare al 100%.

Il salto è tecnologico. Il vetro non è più un elemento passivo, ma una piattaforma funzionale capace di integrare:

  • riduzione delle dispersioni energetiche;
  • controllo dinamico di luce e calore;
  • integrazione con sistemi fotovoltaici;
  • miglioramento delle prestazioni strutturali e della durabilità.

«La transizione climatica si gioca sull’involucro. Il vetro è uno dei pochi materiali in grado di combinare prestazione energetica, funzione strutturale e sostenibilità» osserva Enrico Scozzari.

Il potenziale: fino al 37% di energia in meno

L’impatto della riqualificazione dell’involucro è sistemico. Le analisi europee indicano che:

  • raddoppiare il tasso di rinnovamento edilizio può ridurre i consumi del 14% entro il 2030;
  • nel lungo periodo, l’adozione diffusa di soluzioni ad alte prestazioni può portare a una riduzione fino al 37% dei consumi energetici del patrimonio edilizio.

Domanda in crescita, industria sotto pressione

La domanda di vetro ad alte prestazioni è destinata a crescere rapidamente. Le stime indicano un incremento fino al +66% nel settore edilizio europeo entro il 2050.

E se da una parte la produzione resta energivora (i forni operano a temperature superiori ai 1.600°C), dall’altra il settore è già riuscito a ridurre le proprie emissioni del 43% rispetto al 1990, dimostrando una rilevante capacità di adattamento.

Il tema non è solo ambientale, ma economico e patrimoniale.

Un edificio inefficiente oggi è un asset a rischio domani. La qualità dell’involucro diventa determinante per:

  • il valore immobiliare;
  • il costo energetico;
  • la conformità alla normativa europea.

«Intervenire sull’involucro edilizio significa agire contemporaneamente su emissioni, costi e valore degli immobili. È qui che si gioca la competitività del real estate europeo» conclude il fondatore del Gruppo Resolfin.

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